BLACK BOX

Buon pomeriggio caro Lettore!

 

Penso ti sia capitato almeno una volta di esser in macchina, in compagnia dei tuoi amici, in una sera qualunque in cui non hai grossi grattacapi e uno dei compari ti chiede “Hai sentito questo pezzo?” e finite a girovagare per le strade, magari “sballettando” come adolescenti, con quel motivetto in sottofondo … o anche a volume abbastanza alto da temere il richiamo… Ecco, con il mio amico Simone è la norma… Come scordare, quando, tutto soddisfatto, mi annunciò che aveva iniziato a prendere lezioni come controtenore! E subito dopo cercò su Spotify il brano che la sua insegnante gli aveva proposto… l’aria “Aure, deh, per pietà” in cui Giulio Cesare, salvo da una congiura dopo essersi gettato in mare, trova il suo esercito disfatto e il campo di battaglia ancora fumante di ira e distruzione. Aria molto evocativa, a maggior ragione quella prima volta in cui l’ascoltai dal vivo, tra gorgheggi e note alte. Pareva tutto nero.

 

Nero. Cupo, morte e distruzione in una landa di lance spezzate e corpi inanimati. Lo sgomento di un comandante che ha perso il proprio esercito, la rivalsa verso i nemici.

Nero. Il buio, Cesare e Cleopatra. La clandestinità dei rapporti segreti, nascosti negli angoli in cui non batte la luce del sole. Le trame di palazzo e di potere. Le trame della rafia nera.

Nero.  L’idea dell’eleganza, dell’uomo dandy, a teatro, con completo scuro, camicia a contrasto e… papillon nero. Ai piedi un allacciato, meglio se spazzolato, assolutamente Nero.

 

B.

 

Nero su bianco: ora la menzogna si presenta così.

Karl Kraus, Di notte, 1918

 

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