SUNDARBANS

 

 

O, amabilmente, Floresta Bonita. La conosci? E’ così che la popolazione locale, ironica e con un gran senso dell’umorismo, chiama la più grande area del mondo coperta da paludi e mangrovie. Verde delle foglie, marrone dei tronchi e ancora verde… riflesso dello specchio d’acqua immobile. Simmetria della natura.. simmetria della forma di un papillon.

Siamo in India, ed è qui che mi immagino l’eroina di questa nuova opera, Lakmé, mentre lascia i suoi gioielli sulla riva, pronta ad immergersi, intonando il famoso Duetto dei Fiori. Anch’io ho avuto un attimo di defaillance, non ti preoccupare, quando mi hanno detto, “dai l’hai ascoltato per forza!!”. Infatti non si sbagliavano! Usato e riarrangiato in pubblicità, film, serie tv… British Airways, Tomb Raider, Carlito’s Way, sono probabilmente nomi più familiari e popolari. Ecco anche tu, appassionato o meno di lirica, non ne sei tanto immune!

Quello che forse non sai, è l’origine di queste note celebri. Siamo alla fine dell’800, quando il francese Léo Delibes compone e immagina la struggente trama d’amore impossibile. Anche oggi non è scontato che persone di culture e ceti sociali diversi si uniscano, figuriamoci all’epoca! Delibes sceglie come protagonisti due antipodi, la figlia di un sommo sacerdote induista e un ufficiale britannico e come scenario l’affascinante colonia inglese, terra esotica, mistica e inesplorata…

 

Luogo dai mille contrasti, non solo profumato di spezie o ricco di piante tropicali, ma anche luogo di fatica e povertà, come quello mostrato in My name is Salt, film di Farida Pacha, premiato e menzionato in molteplici festival di cinema ambientale, come documentario sulla vita di chi estrae il sale più bianco del pianeta.

 

E tu quale India hai visto?

B.

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